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“Evidentemente l’artista poi fa quello che gli pare, però questa sala ci conduce a un ordine, ad un percorso, ad una ragione e soprattutto ad una cifra che la Iandelli ha scelto. L’opera di Fontana è la ripetizione di un gesto che indica un taglio sulla tela, l’opera di Burri lo fa con il sacco, l’opera di De Chirico lo fa con i manichini. Soprattutto nel Novecento c’è l’identificazione di alcuni elementi connotativi: in questa misura la Iandelli ha pensato di trovare una sua cifra, che non è soltanto il segno che noi stavamo cercando, che probabilmente è proprio una cifra istintiva del gesto ma è avere dato ad ogni grande pittore della storia un cervello, quindi noi vediamo le opere, le opere sono l’opera di Cimabue, l’opera di Velazquez, l’opera di Andrea del Sarto, l’opera di Pontormo, e lei ci fa vedere il cervello che le ha prodotte, può darsi che il cervello non sia questo, ma intanto è quello che lei dice essere il loro cervello, e quindi fa un’operazione come dire di ritorno ad un’origine.”

Vittorio Sgarbi

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