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Biography

1954

Nasce a Prato.

Di cui conosce ogni segreto, che difende a spada tratta, come quel Malaparte che tanto le è caro.

Lo spirito industriale, la curiosità di chi si affaccenda e gira il mondo. Prato, quelle radici che non le hanno mai impedito di scoprire l’altrove.

Figlia di una coppia di genitori avanguardisti e tolleranti, due anime elevate che le permettono di trascorrere un’infanzia e un’adolescenza nel segno della curiosità e dei molti stimoli intellettuali.

1969

Dopo 4 anni di liceo scientifico, un giorno di Febbraio conosce G.

Un alleato che le circonda gentilmente la vita: ancora, dopo 48 anni, per lei la più bella intuizione mai avuta.

1972

Nasce Valentina, la primogenita. Siamo agli albori di una “rivoluzione” sociale che ancora, però, così rivoluzione non è. Non sta bene studiare e crescere un figlio con la stessa dedizione così Angela fa una scelta consapevole, lascia i compiti di scuola fuori dalla porta e si dedica alla propria famiglia.

1975

Nasce Giulia, la secondogenita.

1993

Spavalda e coraggiosa, diventa, agli occhi dell’ordinamento scolastico italiano, a tutti gli effetti “matura”. Una conquista sudata a suon di notti passate a studiare filosofia sulle scale, di anni trascorsi a leggere Calvino, Verga, ripetendo le formule matematiche da autodidatta, mentre le ragazze crescevano.

1994

Inizia la scuola per interprete, a Firenze.

1996

Valentina si sposa. Il nido si fa più ristretto.

1999

Nasce Chiara, la più grande dei 5 nipoti. Un cumulo di felicità e di nuove idee.

2000

Anche Giulia danza leggera verso l’altare. La casa, da tenero ritrovo al femminile in cui ogni giorno scorrono confidenze e complicità, si ritrova spoglia, di colpo silenziosa. C’era un pennello, per caso, sepolto in cantina ed allora…

2002

Dal 2002 prende vita, così, la “Bottega di Angela”, una storia che…

…una storia che è un’epifania, che conosce il sacrificio, la diffidenza e le ritrosie di una provincia che a volte non capisce fino in fondo, che spesso critica senza conoscere, ma che sa liberarsi degli stereotipi e arrivare lontano.

Esposizioni, mostre, cataloghi, pareri di esperti.

Ci sono voluti 18 anni prima che i pennelli della “Bottega di Angela”, quel laboratorio dove dei bambini gattonanti aiutavano la propria nonna ad imbrattare le tele immacolate con segni astratti, un logo, quel primo segno che appariva in continuazione nei sogni, che la svegliava di soprassalto per l’urgenza di dipingere, di comunicare, fosse anche solo il primordiale bisogno di rivendicare la propria presenza al cosmo, costruendogli un sorriso di rimando in carta velina.

 

Una storia di abbandoni, di enormi scritte sulle pareti del garage-laboratorio della sua casa piena di argenti e trofei di partite a golf: sono arrabbiata, sto bene, chi è un artista? Domande e rassicurazioni, grandi tomi di storia dell’arte ai piedi del divano, fotografie di paesaggi nitidi su qualche spiaggia lontana. Angela raffigura sensazioni e stati d’animo, usando colori irriverenti, forme astratte, tele grandissime, che seleziona e lavora con la cura degli artigiani.

Compra piccole cornici nei mercati di chincaglieria, li celebra con una preghiera ma non se ne disfà: li riutilizza dipingendo, sopra un effige o un vecchio paesaggio toscano, usando tecniche miste, squarci, visioni, come a restituire al futuro una nuova versione degli eventi, un destino doppio, una più fulgida opportunità.

 

E poi un giorno la storia sembra interrompersi. Angela viene colpita proprio nel fulcro della sua macchina sempre in movimento, guizzante di idee: il cervello.

Dopo uno spiacevole avvicendarsi di paure e cautele, ecco che una nuova sinapsi, vicino ai pennelli, che giunge potentissima.

Ripercorrere, attraverso il simbolo – archetipo del cranio umano, la storia dell’arte e i suoi nomi più altisonanti e illustri, a partire dal Rinascimento.

Il cervello come punto d’inizio, come ragione di esistere e di fare, il cervello come meccanismo perfetto, il cervello come smarrimento e debolezza, il cervello come omaggio a chi lo ha acceso per la futura bellezza dell’umanità.

11 Cervelli d’autore esposti per la prima volta ad ArtePadova, nel settembre del 2018. Alla fine del percorso espositivo, uno specchio che recitava la domanda, irriverente e sgrammaticata: “What brain are you?”.

Un invito a ripensare il linguaggio e la contemporaneità, a scavalcare il precostituito e il semplicistico, una leggerezza che si possono permettere coloro, e forse solo coloro, che leggeri non lo sono affatto.

Una rivincita nei confronti del percorso di una Donna che, come quell’Artemisia Gentileschi dell’iconico “cervello rosa”, ha saputo conservare coraggio e talento, onestà e ribellione.