Inspiration

Nati fra le strade di Londra, dove Angela ama ritirarsi più volte l’anno, oppure passando fra i corridoi dell’azienda di famiglia, camminando nel centro storico di Prato o seduta sul divano di casa, i quadri di Angela nascono sempre da un concetto, una metafora, un simbolo, come quel logo, riconoscibile e colorato, che vent’anni fa cominciò a farle capolino nei sogni, di notte, o sui post-it, quando si distraeva dalla conversazione.

Quel logo che era matrice, origine, quelle porzioni mai uguali di qualcosa di morbido, curvo, frammenti di un reale che è incalcolabile, imperfetto ma sempre flessibile.

Nasce allora “L’italia nella Merda”, uno spaccato senza retoriche e fatto di vernice e pennellate che raccontano la controversa situazione sociale e politica del paese; nasce il ciclo delle “Spose”, quadri materici composti da colori, plastica e chiodi, materiali simbolo di un velo, di promesse rimaste ferme, voluttuose ma impaurite: costrizioni sociali.
Uno smile, in questa società vertiginosamente rapida che comunica con emoji ma mai con lo sguardo, la raffigurazione di un sorriso impressa sul più fragile e frangibile dei materiali, la carta velina.

Sono soltanto alcuni esempi, questi, di come trovare una definizione della tecnica di Angela sia impresa assai inutile, prima che difficile: ci sono influenze letterarie e culturali raffinatissime, di una donna che ha viaggiato spesso per continenti e mostre d’arte, il tutto condito da un bisogno di usare le mani in modo grezzo, urtando, stringendo, sporcando.
Nelle composizioni di Angela c’è della materia, c’è del vivido, c’è l’esigenza di semplificare, concettualmente, le sovrastutture della filosofia e dei sofismi contemporanei.
Le cose che contano davvero, per Lei, sono poche, strutturate e semplici: Angela parte da quelle e poi è il braccio, la mano, a diventare L’importante.

Un foulard di Hermes,
una pennellata di Rothko,
il sorriso dei miei nipoti,
la eco di un ricordo
l’esame di maturità
non in ordine, mai in sequenza, non da soli, non soltanto.